Via Caduti: parlano i commercianti…sono molto preoccupati per i lavori
14 Marzo 2025 | Inserito da Ombretta T. Rinieri under Allarmi, Aziende, centro commerciale Arese, Cittadini, Commercio, Cronaca, Economia, Imprenditoria, Infrastrutture, Lavoro, Locale, Politica, Sociale, Viabillità |
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PROTESTA & MALCONTENTO – Terzo rifacimento del centro storico in pochi anni. Lavori considerati inutili e costosi. Preoccupazioni per la perdita di fatturato. “In Comune non ci ascoltano”
ARESE – Con il 15 marzo 2025 lo storico minimarket della Coop tira giù definitivamente la clear. I commercianti della via Caduti stanno vivendo la sua chiusura come un ulteriore brutto segnale del depauperamento delle vetrine del centro di Arese iniziato a suo tempo con la chiusura di piazza Dalla Chiesa e andato avanti negli ultimi vent’anni senza soluzione di continuità. Una percezione che si aggiunge alle preoccupazioni per l’apertura del cantiere del rifacimento della pavimentazione del centro storico che pare bloccherà il via vai del centro storico per nove-tredici mesi. E non sono riusciti a tranquillizzarli nemmeno i vari incontri avuti negli ultimi mesi con l’amministrazione comunale.
I perché li hanno spiegati loro stessi al “Notiziario”.
Gianluca Fattor, ristorante “Piccolo Principe”
“La chiusura di un’attività come il minimarket della Coop – dice Gianluca Fattor, fra i soci del noto ristorante e insieme ad Alessandro Nierre referente per Arese di Confcommercio – porta via ancora quel minimo di movimento che c’era e spiace veramente perché era anche un punto di riferimento al servizio della comunità. Del resto questa via Caduti è un po’ un problema. Quest’anno a settembre saranno quindici anni che ho qui l’attività. Quando sono arrivato c’era la piazza aperta. Uno attraversava il paese, si fermava a prendere il giornale, il pane, beveva il caffè e andava. Ora devono fare il giro dell’oca. Si è perso lo stop and go che dava da vivere a molti negozi. Il panettiere ha chiuso. L’edicola ha chiuso. Il macellaio ha chiuso. Ora arriva un nuovo cantiere che durerà mesi e toglierà passaggio e posti auto lungo la via. In Comune non ci ascoltano. Tutti i giorni io consegno pranzo e cena a quattro-cinque famiglie che non possono muoversi. Per raggiungerle e fare la spesa dovrò organizzarmi in maniera diversa. In questa via abitano parecchi anziani. In caso di emergenza come faranno ambulanze e vigili del fuoco?”.
Sui ristori, Fattor ha poca fiducia. “Sono in tutto 200mila euro da dividersi fra i commercianti sulla base del disagio avuto per tre fasce temporali rispetto a dove si troverà il cantiere (che non è più unico, ma spezzato in tre tronconi) e parametrati sul tempo che il cantiere resterà davanti all’attività, ai dipendenti e ai debiti nei confronti del comune. Verrà riconosciuto un quid tra 5.300 euro e 9mila euro. La mia bolletta della corrente va dai 900 ai 1.200 euro al mese. Tolgono l’Imu ai proprietari? Io sono in affitto. E ho un mutuo. Ti vengono incontro parzialmente con la Tari? Dato che pago 1.600 euro ogni sei mesi, dico grazie. Meglio di niente”.
Gianni Avanzo, Enoteca “Vineria delle Corti”
“Noi chiediamo che vengano sistemati i quadrelli del porfido e non che sia rifatta la strada, – dice Gianni Avanzo da diciannove anni titolare della “Vineria delle Corti” del centro storico – anche perché i vari rifacimenti hanno già comportato tantissime chiusure, dal panificio al fiorario e adesso anche il minimarket della Coop. Un’attività che è qui da cent’anni. È una cosa impossibile. I sassi del Ticino sono bellissimi. Non ce li ha nessuno. Questo porfido ce lo hanno tutti i paesi nel centro storico. E noi lo tiriamo via? Perché? Lo dobbiamo vendere a qualcuno? Va a finire che con questi ulteriori lavori chiuderemo anche noi. A me non hanno saputo neppure dire quando avrò il cantiere davanti alla vetrina però dovrò pagare ugualmente la tassa dell’occupazione del suolo pubblico per i tavoli esterni. Niente sconti. Niente riduzioni della tariffa. Mi è stato risposto che è ‘un rischio d’impresa che devo correre. Lei paga, poi se non può mettere i tavolini è un rischio suo. Noi garantiamo solamente il passaggio pedonale’. Ma le sembra una risposta da dare? Il rischio d’impresa è una calamità naturale, ma qui io so già che chiuderanno la strada. Poi la storia dei posteggi è ancora peggio. E’ dura”.
E’ stata dura anche con il Covid. “Noi eravamo ristorazione – racconta Gianni – abbiamo dovuto metterci nell’asporto. Abbiamo cambiato la cucina. Adesso è piena di forni e facciamo la pinza romana che ci ha aiutato a sopravvivere con le consegne a domicilio. E continuiamo a farla. Non facciamo più ristorazione. E’ cambiata la clientela e ci siamo adattati. In questa via il supporto dell’amministrazione comunale c’è stato solo nei primi anni. Gli eventi sono stati tutti trasferiti in piazza 11 Settembre. Nell’ultima festa patronale ci hanno chiesto di mettere fuori i tavolini, e poi hanno fatto tutto altrove. Per che cosa mi vuoi rifare la strada? Per portare qui un cimitero? Perché alla fine rimangono solamente assicurazioni, agenzie di luce e gas, cassamortari e agenzie immobiliari. Non c’è nulla di certo nemmeno sui ristori. Se io quel mese perdo il 30 per cento, cosa mi riconosce il comune?”.
Carlo Podestà, “L’Ortolano” di Arese
“Io ho 59 anni – dice Carlo Podestà dello storico fruttivendolo di via Caduti – e sono qua da 43 anni. Prima c’era mia mamma, poi è venuta a mancare, e ho continuato io. Ho passato due volte il rifacimento del paese: guardi la strada, dove passano le macchine le fughe dei sanpietrini sono sigillate. C’era qua l’omino in ginocchio che con la sabbia e la resina le ha fatte tutte. Nei camminamenti non sono mai state fatte. Pensi che intelligenza… Qui negli anni 70 c’era il doppio senso di marcia e passavano gli autobus. Ci stava cambiare, ma non rifare tutto il paese e togliere i posteggi. Il commercio funziona se c’è viabilità e parcheggio. Nel tempo hanno chiuso due macellerie, i casalinghi, la salumeria, la panetteria, la parafarmacia, l’edicola, il fioraio. A me la chiusura della piazza Dalla Chiesa ha portato via il 40 per cento del fatturato. Eravamo in quattro a lavorare. Sono rimasto da solo. Noi si resiste. Lo fanno per l’aggregazione? Dove? Nel deserto? Parliamone”.
Carlo ha una sua clientela affezionata, ma il cliente sporadico fa un giro della via Sant’Anna, torna, non trova posto, va via.
“Da me viene l’anziano, il giovane, la famiglia. Quando escono hanno due borse che pesano. Io devo scaricare la merce dal furgone. Non posso farlo in Lapponia e portarla qui a mano. Abbiamo stimato che nella via ci sono circa duecento residenti, la maggior parte anziani che hanno bisogno della macchina per muoversi. Come potranno uscire e rientrare da a casa loro?”.
Carlo segnala anche alcune situazioni paradossali. L’ufficio di Gesem si è spostato da Aresesud in via Caduti in quello ch’era uno spazio di ‘Oltreiperimetri’. Ma sulla vetrina non c’è alcuna indicazione. Tocca a Carlo, che ha la sua attività di fronte, dare le indicazioni agli utenti.
“Se va sul sito – spiega – viene detto che Gesem è al 53 di via Caduti. Poi viene qui e non la trova. Non c’è fuori un cartello e gli orari sono dentro la clear. Questo è grave. Oltretutto la gente deve ritirare i sacchetti dell’immondizia e i sacchetti si ritirano al centro sportivo”. Ma perché? “Glielo dica a loro”.
Monica Marcandalli, “Rhodense Funeral Service”
“Noi siamo con l’attività in fondo al centro storico – spiega Monica della Rhodense Funeral Service, da un lustro spostasi dal centro di via Caduti, dov’era in affitto, in via Mattei, dove ha acquistato i muri – e questo associato al cantiere che chiuderà le strade provocherà la perdita di visibilità, anche se noi stando aperti h24 siamo sempre a disposizione. Ma ci poniamo il problema del commercio. L’aggregazione non si fa chiudendo una via e sbanchettando le attività: se tu mi fai una via pedonale e nel frattempo i negozi via via chiudono, cosa vado a fare lì? Adesso poi hanno anche messo l’autosilos di via Degli Orti e il posteggio qui di fronte a pagamento. E’ vero che la prima ora è gratis, ma lo sanno in pochi. La domanda è: a lavori finiti, quanti negozianti saranno sopravvissuti?”.
Stefano Dezio, ‘Fiori di Zucca’
“Il rifacimento del centro storico? Penso che siano soldi buttati via e soprattutto che ci aiuterà a chiudere definitivamente”. Così Stefano Dezio della gastronomia vegetariana “Fiori di Zucca”. Quest’anno il negozio di Stefano ha fatto sessant’anni di attività. E stato aperto il 5 marzo 1965 come ‘Frutteto’ gestito da zia, padre e madre e infine da lui. Nel 2017 Stefano lo ha trasformato da frutta e verdura a gastronomia vegetariana.
“La mia è stata una scelta vincente. Ho la mia clientela. Io però tifo per tutto il paese – afferma – perché con la chiusura del minimarket della Coop rimaniamo veramente due gatti. Molti negozianti sono in pensione, o vicino alla pensione o non ce la fanno più. C’è il rischio che la via resti senza luci e che i molti negozi vuoti vengano trasformati in appartamenti. Ad Arese, infatti, il valore dei negozi al metro quadro è di 1200-1500 euro contro i 3mila degli appartamenti. Qui eravamo in tre a lavorare. Purtroppo dopo il Covid sono rimasto solo”.
Cinzia Artioli, “Nonsoloviaggi”
L’agenzia viaggi è presente in via Mattei da una ventina d’anni. Ha già vissuto il rifacimento della piazza e del centro storico dell’era Perferi. E già allora aveva subito una perdita di fatturato. “Allora – dice Cinzia Artioli – ce la siamo cavata perché con Internet per fortuna non sempre abbiamo bisogno della persona fisica qui. Ma per noi il problema maggiore sono i parcheggi. Adesso poi quelli che ci sono li hanno messi a pagamento. Qualche nostro cliente ha preso la multa. Non tutti capiscono bene come devono fare. Io sono cresciuta e vivo ad Arese. Tutta questa movida di gente io non l’ho mai vista. Rifanno per l’ennesima volta la strada. Sembra l’opera del Duomo. Per andare a passeggiare dove? Non ci sono praticamente più negozi e ora chiude anche la Coop. A me sembra uno spreco di soldi inutile”.
Giancarlo Croci, “Raviolificio”
Giancarlo Croci è suo malgrado un personaggio storico di Arese. Con il suo “Raviolificio” è presente in via Caduti dal 1989. Anche lui come altri ha vissuto le varie trasformazioni del centro storico. “E’ ancora vivo il disagio che abbiamo passato nelle varie fasi dei lavori. – Racconta – Ogni volta perdi le vendite e perdi anche il cliente. Con i cantieri aperti la gente cambia le abitudini e non la rivedi più. Ora vuoi fare l’asfaltatura? Va bene. Ma non c’è bisogno di ribaltare la via completamente e di togliere i posteggi perché noi con i posteggi ci lavoriamo. Non tutti possono arrivare a piedi. Abbiamo clienti che arrivano da Bollate, Novate, Ospiate, Rho… Tutti questi provvedimenti dei nostri amministratori non fanno altro che ledere un circuito commerciale consolidato nel tempo. Lo interrompi e ora che si riprende passano anni”.
Con Giancarlo lavorano la moglie, il figlio e due dipendenti. Alti i costi fissi per occupazione, affitto del locale, bollette e tasse. Dieci mesi di cantiere sono una sberla per le vendite. “Il fatto che abbiano chiuso nel tempo diversi negozi – afferma – ha creato meno passaggio di persone. Con il mio lavoro artigianale sono fra i più fortunati perché ho il mio zoccolo duro di clientela. Ma siamo anche qua a tirare la caretta tutti i giorni dalle 6:30 del mattino fino alle 19:30 di sera”.
Loretta Picchi, Foto Ottica Monteceneri
“La prima batosta – racconta Loretta Picchi della Foto Ottica Monteceneri, ad Arese con i suo negozio dal 1984 e prima ancora a Milano dal 1956 – è stata la chiusura di piazza Dalla Chiesa. Magari sono anche affezionati, ma non tutti hanno voglia di fare il giro dell’oca per raggiungerci. Cambiano le abitudini e si sono perse tutte quelle vendite di passaggio come gli occhiali da sole e i liquidi delle lenti a contatto. E subiamo la concorrenza del centro commerciale. Ci vogliono anni per recuperare. Ora parte un nuovo cantiere che dicono durerà tredici mesi. Nella via toglieranno i posti auto e hanno già messo i parcheggi limitrofi da una parte all’altra del centro storico, a pagamento. Per noi era più che sufficiente una bella sistemata, una bella pulita. Per fortuna non abbiamo dipendenti”.
Davanti alle sue vetrina Loretta ha creato a proprie spese la rampa per i disabili e un vero e proprio salotto con tanto di panchine e cancellata in ferro battuto. Ora il comune rifarà la cancellata e metterà nuovi arredi. Il tutto senza alcun rimborso a Loretta.
Andrea Murari, la “La Tabaccheria del Centro”
Dopo l’ultimo titolare, in via Caduti la tabaccheria è stata chiusa un anno. Andrea Murari, trasferitosi da Bollate, l’ha riaperta nel 2023. I lavori nel centro storico preoccupano moltissimo lui e la madre. “Abbiamo appena ingranato – spiegano – e il cantiere ci taglia le gambe. Senza posti auto perderemo tutta la clientela di passaggio e l’affluenza pedonale verrà limitata. Per settecento metri di strada, i tempi del cantiere sono fuori da ogni logica. Come fanno a metterci un anno? Noi qui offriamo tutti i servizi. I pacchi, i pagamenti delle bollette, la stampa di documenti, le fotocopie, i fax, la ricarica dei telefoni. Molti dei nostri clienti sono anziani, anche di novant’anni, persone che non hanno dimestichezza con il computer. Siamo preoccupati per la perdita di fatturato a fronte dei costi che abbiamo fra affitto, canoni di Stato, bollette e tasse. Queste riconversioni delle città le stanno facendo dappertutto, ma nessuno le vuole. E’ una cosa un po’ strana. Sembra calata dall’alto”.
Andrea ha 46 anni ed è un tecnico informatico. Ha lavorato in varie aziende, ma lo stipendio non si è mai alzato più di tanto. Ora sta tentando la carta del piccolo imprenditore. Ma il cantiere non rientrava certo nel suo rischio d’impresa.
“Eppure – chiedo – ai ragazzi si dice che bisogna studiare informatica”.
“In Italia no, – risponde Andrea – in Italia bisogna seguire il padre che fa l’idraulico. L’unico lavoro un po’ pagato è quello dei super ingegneri. Che però vanno in Germania. I giovani vanno via, in posti di schifo, dove si mangia di schifo. Ci sarà un motivo? Non è che sono tutti pazzi sti giovani”.
“I soldi potrebbero essere utilizzati per sistemare le altre strade di Arese che hanno tante buche”, commenta Marina, da otto anni titolare del suo negozio di parrucchiera a inizio via Caduti preoccupata anch’essa dei lavori di rifacimento del centro storico. Per tre giorni la settimana (martedì, mercoledì e giovedì), Marina resta aperta fino alle 22, dando un servizio utile alle sue clienti. Anche per lei è un problema l’eliminazione dei posti auto e la messa a pagamento dell’autoasilo di via Degli Orti.
“Ho scelto di aprire qui il negozio – spiega – perché sapevo che c’era l’autoasilo gratuito e i posti auto in via. Le mie clienti escono alle 22 e non possono posteggiare troppo lontano. C’è un problema di sicurezza e di economicità. Poi c’è un problema ecologico. L’asfalto è brutto, in estate si surriscalda e fa aumentare il calore. Non so quanto le persone possano venire qui a sedersi sulle panchine roventi. La pietra tiene più fresco. Con molta meno spesa, avrebbero dovuto chiudere le fughe e tenere i sanpietrini”.
Irene Corsa e Luca Matrilò, “The Legend”
Irene e Luca sono due soci giovani che lavorano in tandem nel loro negozio di parrucchieri “The Legend”. Inutile anche per loro il rifacimento del centro storico. “Dicono che serve per far rivivere il paese – commenta Irene a nome anche di Luca– ma non con queste modalità. A noi il cantiere toglierà un sacco di visibilità e porterà disagio dal non avere più i posti auto. Gli incontri che abbiamo avuto in comune non ci hanno rassicurato per nulla. I ristori non sono un aiuto perché tutti abbiamo dei costi fissi e purtroppo quello che ci daranno non basterà. Noi abbiamo l’affitto, le bollette salate di corrente, riscaldamento, l’acqua e i prodotti che usiamo hanno una scadenza. Temiamo molto il taglio del fatturato”.
Francesca Vettore, “Il Salone di Baba”
Francesca ha un’attività di toelettatura per animali da compagnia in via Caduti. Per risparmiare sull’affitto, in questi giorni sta traslocando da un lato all’altro della strada. “Io ho investito per spostarmi – dice Francesca – e per fare i nuovi lavori ho fatto un prestito. Non nego di essere preoccupata. Il risparmio che avrò sull’affitto mi consentirà di affrontare i costi elevati delle bollette per il consumo della corrente e dell’acqua calda che si aggirano attorno alle 1.200 euro al mese, cui si aggiungono internet e le tasse sulla partita Iva. L’eliminazione dei posti auto sarà un problema. Io ho clienti anziani che hanno la necessità di parcheggiare vicino. Spero di non aver fatto il passo più lungo della gamba”.
Salvatore Cascio, “Il Barbiere”
Salvatore Cascio è da vent’anni il ‘barbiere’ che dà su piazza Dalla Chiesa. “L’ho vista rifare tre volte – dice – e mi chiedo se era proprio necessario. Per il nuovo cantiere, penso che subirò meno di altri. Io ho la mia clientela fissa. Non ho più il mutuo. Ho l’acqua, la luce e la tassa rifiuti. Hanno detto che ci toglieranno l’Imu e non ci faranno pagare alcune cose. Il problema per tutti è il posteggio. Dove andremo e dove andranno quelli che abitano qui? Dicono che i lavori dureranno un anno. Se iniziano di qua saranno sei mesi. Altrettanto sullo sbocco di via Mattei. Il problema maggiore sarà per coloro che sono in mezzo alla via. Mi metto nei panni di quel ragazzo che ha ritirato su la tabaccheria…”.
Fawsy Mussa e Susan Guirguis, “Speedy Pizza”
Fawzi e Susan sono due egiziani marito e moglie, in Italia dal 1997, ad Arese da dodici anni. Gestiscono la pizzeria d’asporto con forno a legna “Speedy Pizza”. Per loro la preoccupazione maggiore sono le consegne dai fornitori di legna, farina, bibite, mozzarella eccetera. Tutta merce pesante che viene scaricata dai furgoni dei fornitori davanti al loro negozio.
“Dal comune, nessuno mi ha detto nulla su come dobbiamo fare – racconta Fawsy – e su come loro sono organizzati. Sul retro abbiamo la corte, ma rimane chiusa l’entrata del cancello. Come possono fare i ragazzi a scaricare il materiale? Poi stanno parlando di un anno per rifare cinquecento metri di strada. Mica metteranno a lavorare tre o quattro operai?”.
Tra affitto, corrente e gas i costi di Fawsy e Susan si aggirano sui circa 2mila euro mensili. E’ chiaro che anche loro sono preoccupati di vedersi diminuire le entrate per il disagio dell’accesso alla via. “Ci stiamo confrontando con tutti – dicono – e nessuno è d’accordo con questi lavori”.
Graziano Lunazzi, “Tech Caffè”
Graziano Lunazzi è fra i soci della srl che gestisce il “Tech Caffè” di via Caduti. L’esercizio commerciale lavora molto con gli studenti e i docenti del Centro Salesiano dato che il negozio fa angolo con via Della Torre. Colazioni, pranzi e cene sono l’attività principale. Poi vi è la saletta interna affittata soprattutto per le assemblee condominiali. I costi mensili del Tech Caffè, essendo un ambiente grande, tra affitto, utenze, riscaldamento, Siae e stipendio di un dipendente sono notevoli. Difficile per Graziano quantificare quanto sarà la perdita del fatturato che sarà causato dal cantiere.
“Se anche fai la strada più bella del mondo, ma non c’è niente – considera – che ragione c’è di percorrere ottocento metri a piedi? Il problema è incentivare in qualche modo l’occupazione delle vetrine vuote. Vittorio Turconi aveva avuto l’idea di coinvolgere le grandi marche del centro commerciale a occuparle con dei temporary shop a rotazione, ma poi non se n’è fatto nulla. Di manifestazioni veramente belle ne ricordo una sola otto anni fa con la prima notte bianca, che fu molto partecipata. Per noi il tema grosso del cantiere saranno i fornitori. Io tutti i giorni ho qui i corrieri per le bibite, i gelati, il cibo”.
Ombretta T. Rinieri
Servizio completo delle due pagine pubblicate su “Il Notiziario” del 14 marzo 2025 a pag. 67
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