Roberta e il sanpietrino d’inciampo di via sant’Anna
17 Gennaio 2025 | Inserito da Ombretta T. Rinieri under Cittadini, Cronaca, Giudiziaria, Locale, Politica, Sociale |
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IL CASO – Danni biologici permanenti e dopo due anni nessun risarcimento dalle assicurazioni del Comune e delle ditte che hanno posato la fibra ottica senza ripristinare correttamente la pavimentazione
ARESE – Da anni e anni non si fa altro che sentir parlare la politica di progresso, che tipicamente vorrebbe dire ”miglioramento generale del tenore di vita e un grado maggiore di liberazione dai disagi (Treccani)”.
E qual è “tipicamente” il progresso cui tutti anelano negli ultimi anni se non l’internet veloce? Ecco, però, che si può “inciampare” nel progresso e ritrovarsi all’età della pietra “romana”.
E’ quanto accaduto a Roberta Merzagora, aresina, pensionata, che il 13 settembre 2023, verso le 19:10, stava percorrendo via sant’Anna rincasando al termine della passeggiata con il suo cane, quando all’improvviso nell’attraversare da un lato all’altro la strada, a poca distanza dal suo portone del civico 6, è inciampata all’altezza del civico 12 in una zona di di sanpietrini parzialmente sconnessi, uno in particolare, finendo per cadere rovinosamente a terra.
Nell’impatto con la pavimentazione in porfido della strada, ha rotto il mignolo e l’anulare della mano destra che d’istinto aveva allungato, battuto il mento, lo zigomo sinistro e il tratto lombare della spina dorsale. “Un dolore atroce – racconta oggi al “Notiziario” – per cui non riuscivo nemmeno più a muovermi”.
In quel tratto di via sant’Anna, che fa parte del centro storico che quest’anno sarà interessato dal rifacimento della pavimentazione, non ci sono marciapiedi in quanto è un’area della cittadina di Arese formata dalle vecchie corti lombarde, pertanto le persone sono inoltre costrette normalmente a camminare neppure in sicurezza. Considerato anche che per sua conformazione storica, la zona è a curve e contro curve con angoli ciechi.
Combinazione vuole la scena è stata vissuta in prima persona da un testimone che stava uscendo proprio dal civico 6, il quale ha provveduto a chiamare immediatamente l’ambulanza e le forze dell’ordine. Sul posto sono così arrivati una lettiga di Rho Soccorso che ha prestato le prime cure a Roberta e una pattuglia dei Carabinieri di Arese che a sua volta ha bloccato la strada dal traffico veicolare mentre erano in corso le manovre dei sanitari e che ha poi steso il verbale dell’accaduto.
“L’ambulanza mi ha portata in codice verde al pronto soccorso dell’ospedale di Garbagnate – continua il racconto Roberta – dove dalle 20:30 della sera sono stata medicata attorno la mezzanotte. Mi hanno fatto le radiografie e avendo battuto la testa anche la Tac. Non essendoci a quell’ora la sala gessi aperta, sono dovuta tornare in ospedale la mattina dopo, ma avendo le escoriazioni e le piaghe non mi hanno potuto fare un’ingessatura definitiva. Per cui ho avuta la mano steccata fino al polso per una quindicina di giorni e solo successivamente il gesso fino all’avambraccio per altre tre settimane. Senza contare che non riuscivo a stare in piedi per oltre dieci minuti”.
Nei giorni immediatamente successivi all’accaduto, Roberta ha provveduto a mettersi in contatto con gli uffici del Comune di Arese per l’apertura del sinistro, provvedendo a mandare tutta la documentazione necessaria per avere il risarcimento dei danni e delle spese sostenute, tenuto anche presente che a causa della caduta ne è derivata una inabilità permanente.
“Ma – dice Roberta – mi è stato subito chiaro che non avrei avuto vita facile, così ho dovuto rivolgermi a un avvocato anche perché ho capito che fisicamente e psicologicamente non ce l’avrei potuta fare da sola. In seguito ho dovuto sostenere una visita da un medico legale di mia nomina e una visita medico legale richiesta dalla compagnia assicurativa del Comune il cui referto però non mi è mai stato consegnato. L’iter burocratico si è prolungato per mesi e a un certo punto era sembrato che si concludesse positivamente con la liquidazione dei danni, quando a settembre dell’anno scorso l’assicurazione del Comune mi ha comunicato che nel punto dov’ero caduta io, precedentemente, erano stati fatti dei lavori per portare la fibra di internet veloce e che quindi per il risarcimento avrei dovuto interpellare l’assicurazione della ditta in questione”.
Continuando, è poi emerso che la ditta appaltatrice aveva a sua volta sub appaltato i lavori ad altre tre aziende del Meridione.
Il 7 gennaio di quest’anno – conclude Roberta – si doveva tenere un tavolo di mediazione richiesto dal mio legale con il Comune, l’azienda appaltatrice della messa a terra della fibra e con le tre ditte sub appaltatrici che materialmente hanno fatto i lavori. Ma l’incontro è andato deserto perché nessuno di loro si è presentato”.
La curiosità, stando al racconto di Roberta, è che emergerebbe che la compagnia assicurativa del Comune di Arese e della ditta appaltatrice dei lavori della fibra sia la stessa. E ora la ditta rimanda l’onere assicurativo del risarcimento alla compagnia della ditta sub appaltatrice di Catania che avrebbe messo materialmente la fibra ottica nel punto dov’è caduta la cittadina aresina.
Insomma un bel rimpallo di responsabilità. Lo stesso vizio che attanaglia l’Italia da anni e anni.
Ombretta T. Rinieri
Articolo pubblicato su “Il Notiziario” del 17 gennaio 2025 a pag. 58