La Zele elettrica, nata molto prima della Smart
29 Marzo 2024 | Inserito da Ombretta T. Rinieri under Aziende, Cultura, ex Alfa Romeo, Tecnologia |
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ALFA ROMEO – Concludiamo il racconto di Siro Palestra parlando dei prototipi innovativi di allora. L’esperienza in Alfa Romeo messa a frutto anche in Zagato per Maserati e Stola per Fiat. Prototipi innovativi: dalle elettriche “Tempo Libero” e “Zele Z-50” alla “Spider Maserati” fino al bolide “Proteo” e alla “Barchetta Fiat”
ARESE – L’Alfa Romeo formò nel corso della sua storia d’industria automobilistica innovativa e performante schiere di uomini della cui tecnica e preparazione si giovarono anche altri costruttori. Fra le storie più significative di questi uomini, quella di Siro Palestra, dal 1968 al 1978 disegnatore tecnico del Centro Progettazione dell’Alfa, poi migrato in altre realtà, il cui racconto abbiamo iniziato nello scorso numero del “Notiziario”.
Passata l’esperienza alla Same Trattori dov’era approdato dopo il ’78, nell’82 Siro passa alla Zagato, l’azienda al confine tra Arese e Mazzo di Rho, che in quell’anno aveva ricevuto dall’Alfa Romeo la commessa per realizzare la carrozzeria della prima vettura ibrida benzina-elettrica del Biscione, denominata “Tempo Libero”. Contemporaneamente la Zagato realizzava la “Zele Z-50”, una mini-car completamente elettrica di cui Siro seguì l’omologazione stradale. Era una due posti che pesava 825 chili completa di batterie. Aveva una velocità e un’autonomia massima di 50 kmh e fu per quell’epoca una novità assoluta, perché la linea Zele di mini car elettriche erano utilizzate unicamente in aree private, come per esempio i campi da golf.
“A un certo punto – racconta Siro – in Zagato arrivò Alejandro De Tomaso con la richiesta di realizzare per la Maserati (di cui era amministratore delegato) una spider biturbo più corta di 150 millimetri, che non avesse le due portiere posteriori ma un tetto a capotte. Con questa indicazione lo spider doveva raggiungere una rigidità del pianale pari ai due terzi del coupé. Solo che il coupé con il tetto diventa una scatola. Via il tetto diventa una pelle senza struttura. Per tenere stabile la macchina, si creò il problema di irrobustire tutto il pianale. Il nostro team di progettazione dovette fare tutta una ricerca sull’irrigidimento del telaio. Per cui ponemmo il pianale su un plateau con i tre punti delle sospensione collegati rigidamente, mentre il quarto venne utilizzato per misurare la rigidità torsionale del pianale stesso. Non fu un processo semplice e di conseguenza fu necessario fare diverse prove assieme al reparto prototipi ch’era quello addetto ai rinforzi man mano che si trovavano le possibili soluzioni. Dopodiché il mio specifico impegno fu quello di seguire a Torino le varie aziende dell’indotto Zagato, ch’erano la Litla per lo stampaggio delle lamiere, la Opac per il loro assemblaggio e la Rampini per la capotte e le finizioni della carrozzeria”.
Dopo un breve ritorno a fine anni 80 alla Same Trattori per la progettazione del primo trattore con guida retroversa con sedile reversibile, doppi comandi , doppio volante e doppia frizione, Siro viene contattato da Goffredo Bustreo, amico, ex alfista e direttore tecnico della Stola di Pero, come capo ufficio progettazione della società, che in quel periodo lavorava per il Centro Stile Alfa Romeo (dall’87, Fiat) guidato dall’architetto De Silva.
“Il nostro primo lavoro fu la “Proteo – racconta Siro – un bolide di spider a sei cilindri capace di andare a 200 kmh e in grado di trasformarsi in coupé. Una delle macchine più performanti dell’Alfa. Come per la spider Maserati, anche la Proteo aveva bisogno di un telaio rinforzato e la mia precedente esperienza permise di accorciare i tempi di realizzazione. Aveva alcune innovazioni significative come il tetto e il lunotto in vetro rientrabili a scomparsa: il lunotto si alzava di 50 millimetri, il cofano posteriore traslava e poi sia il tetto che il lunotto rientravano. Per il comando idraulico andammo in Olanda. Per i vetri al centro ricerche Fiat in America”.
La Proteo, prima 4×4 del Biscione con trazione viscosa Staier esterna, fu collaudata a Balocco da Guido Moroni e presentata ai saloni automobilistici in Svizzera, Giappone e Usa, ma non entrò mai nella produzione in serie, perché la Fiat di Cantarella ritenne non avesse mercato. Oggi il prototipo si trova nella Collezione del Museo Alfa Romeo non visibile al pubblico.
Dalla prova di Balocco, però, Fiat promosse Stola per la progettazione della carrozzeria e le commissionò una sua spider convertibile in coupé disegnata dal greco Zapatinas, la cosiddetta “Barchetta Fiat”, a partire dalla progettazione fino alla realizzazione di un prototipo di vetture marcianti, realizzata sul pianale della “Punto”. Allo scopo Fiat formò una piattaforma esterna sotto la sua responsabilità: Litla per stampaggio lamiere e scocca, Stola per progettazione e prototipazione, stabilimento Lancia di Chivasso per la produzione. “Al Portello – dice oggi Siro – ho avuto la formazione professionale che mi ha permesso di raggiungere una competenza multidisciplinare che mi ha permesso anche di aprire un mio ufficio di progettazione, la “Puntolinea” dove ha lavorato anche mia figlia Michela dopo la laurea”.
Nel ’95 Siro farà anche lo studio per la capotte con movimentazione vetri idraulica della prima Spider Maserati e negli anni successivi per la D-Cubed di Torino il restayling di una vettura elettrica da tre a quattro ruote della ditta Ames di Modena.
Ombretta T. Rinieri
Articolo pubblicato su “Il Notiziario” del 29 marzo 2024 a pag. 8