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Condannato a tre anni il somalo ospitato da Ioli

POLEMICA – Ne ha dato notizia la Lega in consiglio comunale

 

ARESE –  Condannato a tre anni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina il somalo ospitato agli arresti domiciliari dall’assessore Enrico Ioli. A darne notizia lo scorso 30 novembre in consiglio comunale il capogruppo della Lega Vittorio Turconi , che insieme ai compagni di partito Andrea Dal Bosco, Ezio Zaffaroni e Stefania Selmi ha abbandonato il parlamentino cittadino appena dopo l’appello nominale del segretario paolo Pepe.

 

L’”Aventino” leghista  va avanti da giugno con l’obiettivo di ottenere le dimissioni di Ioli.   

 

La vicenda è nota.  Ioli, che nell’ambito del progetto Sprar aveva ospitato Osman Cabdiqani prima dell’inchiesta giudiziaria (che vede coinvolti anche  i due etiopi per terrorismo internazionale Mahamed Said o alias Mohamed Hussein Marwan e Ahmed Isidiin o alias Abdel Azir Ez) ha deciso di rinnovargli l’accoglienza dandogli ospitalità a casa propria durante la fase degli arresti domiciliari.    I leghisti ritengono che tale ospitalità data allo straniero sia incompatibile col ruolo di amministratore pubblico ricoperto da Ioli all’interno della giunta Palestra, mentre l’assessore, appoggiato dalla maggioranza, respinge questa interpretazione e rivendica, nella propria sfera privata,  la libertà di prendere decisioni proprie.  

 

E’ arrivata la condanna – ha detto Turconi durante lo streaming del consiglio comunale  – quindi non è un semplice rinvio a giudizio. A questo punto la cosa si complica”.

 

L’informazione data dal consigliere Turconi – gli ha risposto la presidente del consiglio Eleonora Gonnella –  rispetto alle vicende giudiziarie non riguarda nessun  componente di questo consiglio comunale . Ho avuto la notizia in modo informale dall’assessore Ioli e mi sono posta un  problema di condividere un’informazione senza  avere il dispositivo, che tuttora non è stato pubblicato. Nel momento in cui avremo la disponibilità del dispositivo  i capigruppo  saranno aggiornati sulla vicenda sebbene, ribadisco, la misura non riguardi alcun componente  dell’amministrazione né del consiglio comunale. In ogni caso  stiamo parlando della vita privata di un amministratore che siede in questo  consiglio comunale e se guardiamo il regolamento  questo non è consentito. Passiamo avanti”.

 

Noi lasciamo l’aula – ha replicato duro Turconi – perché non ce la sentiamo di stare seduti a fianco di una  persona che ospita fino a ieri un presunto terrorista, oggi condannato”.

Ombretta T. Rinieri

articolo pubblicato su “Il Notiziario” del 4 dicembre 2020 a pag. 59