Inquinamento. Da un’interrogazione in Regione Lombardia di M5s emerge che diversi punti di campionamento sono stati tolti nel 2018 ad Arese, Garbagnate, Limbiate, Pero, Settimo Milanese e talune anche a Milano. Per la Corte di Giustizia europea, che ha condannato l’Italia per la violazione della Direttiva Aria, basta anche solo una centralina per stabilire che un valore limite è stato superato
ARESE – Il 10 novembre scorso la grande sezione della Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per aver violato tra il 2008 e il 2017 la Direttiva Aria 2008/50/Ce, posta a tutela della salute umana e dell’ambiente, perché in determinate aree italiane sono stati superati in modo sistematico e continuato i valori limite giornaliero e annuale delle polveri sottili inquinanti da pm10. Le quattro regioni maggiormente interessate dalla sentenza sono Lombardia (l’agglomerato di Milano, le zone A e B a elevata urbanizzazione e il fondovalle), Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. I comuni del territorio sono inseriti nell’agglomerato di Milano.
L’Italia si è adeguata alla direttiva aria nel 2010 con il decreto legislativo 155 stabilendo l’adozione di appropriati piani di qualità dell’aria per monitorare l’inquinamento. Le misure devono rendere l’eventuale sforamento dei valori il più breve possibile. Ma ciò non è avvenuto.
La condanna ha preso quindi in considerazione i dieci anni trascorsi dall’adeguamento, nonostante la Commissione europea abbia aperto la procedura d’infrazione nel 2014. Successivamente all’apertura del procedimento e stante le argomentazioni italiane, la Commissione aveva nel 2018 presentato alla Corte un ricorso per rafforzare le ragioni dell’infrazione che aveva avviato contro il nostro Paese.
La questione è d’attualità e interessa anche il nostro territorio perché si aggancia alle centraline Arpa di rilevamento delle polveri sottili dismesse in Lombardia proprio nel corso del 2018 nei comuni (fra gli altri) di Arese, Garbagnate, Limbiate, Pero, Settimo Milanese e Milano.
Rispondendo infatti a un’interrogazione presentata dal consigliere regionale penta stellato Massimo De Rosa sulla dismissione ad Arese della centralina di monitoraggio del pm10 (resa nota dalla consigliera comunale del M5s Michaela Piva avanti la commissione petizioni del Parlamento europeo), l’assessore regionale all’ambiente e clima Raffaele Cattaneo spiegava che alcune stazioni, fra cui quella di Arese, erano state dismesse perché il comune rientrava nell’agglomerato di Milano dove erano in funzione già tredici centraline (Busto Arsizio-Accam, Cantù, Como-centro, Limito di Pioltello, Meda, Merate, Milano-Marche, Milano-Pascal, Milano-Senato, Milano-Verziere, Monza-Machiavelli, Monza-Parco, Saronno-Santuario), ossia un numero superiore al minimo di sei previsto dall’allegato V della Direttiva europea.
Sta di fatto che durante l’audizione del febbraio 2019 dei consiglieri comunali di Arese Piva, di Bollate Massimo Mantovani e di Cinisello Balsamo Maurizio Zinesi, Marco Gasparinetti, della direzione generale ambiente della Commissione europea, annunciava un intervento sulle autorità italiane per la dimissione della centralina di Arese in quanto, stante la normativa europea, i punti di campionamento non possono essere dismessi. A quel tempo non sapevano Piva, Mantovani, Zinesi e Gasparinetti che oltre a quella di Arese ne erano state tolte altre. La risposta di Cattaneo è infatti del giugno successivo.
La sentenza di condanna della Corte di Giustizia europea all’Italia, che comporterà per il nostro Paese una multa milionaria, arriva ora mentre è ancora in corso un epistolario tra la commissione Ue petizioni e il comune di Arese proprio sulla dismissione della centralina e sull’atto integrativo all’adp ex Alfa Romeo.
Purtroppo non si tratta di lana caprina, perché secondo la Corte “per stabilire che un valore limite stabilito nell’allegato XI di tale direttiva è stato superato rispetto alla media calcolata per anno civile, è sufficiente che un livello di inquinamento superiore a tale valore sia misurato presso un singolo punto di campionamento” (sent. 26.06.2019, Craeynest e a., C‑723/17; sent. 30.04.2020, Commissione/Romania, C‑638/18).
Nel 2018, in Lombardia, ne sono stati dismessi trentasei e proprio mentre era pendente la procedura d’infrazione.
Resta ora da capire se la sanzione della Corte di Giustizia europea sana le dismissioni dei punti di campionamento o se invece le centraline dovranno essere reinstallate e come sarà interpretata dalla Corte di Giustizia la dismissione dei punti di campionamento, stante che la Commissione europea l’aveva interessata della vicenda.
Ombretta T. Rinieri
articolo pubblicato su “Il Notiziario” il 27 novembre 2020 a pag. 59