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Petizioni a Bruxelles contro i centri commerciali di Arese, Bollate e Cinisello Balsamo. La Commissione europea non può intervenire

Non ne ha le basi giuridiche. E’ la risposta di Marco Gasparinetti della direzione generale ambiente della Commissione europea. Le morti per polveri sottili in Pianura Padana attribuite a una serie di concause

 

Giovedì 21 febbraio 2019 si sono tenute davanti la  commissione petizioni del Parlamento europeo le audizioni dei firmatari pentastellati Michaela Piva, Massimo Mantovani, Maurizio Zinesi ed Eleonora Evi  contro lo sviluppo dei centri commerciali di Arese, Bollate e Cinisello Balsamo. Le preoccupazioni vanno dall’aumento dell’inquinamento alla salute della popolazione, dal traffico al consumo del suolo. Ma contro lo sviluppo dei centri commerciali oggetto della raccolta firme poco può fare la Commissione europea. Questa in sostanza la risposta di Marco Gasparinetti della direzione generale ambiente della Commissione europea circa le petizioni.  Diversa la situazione sull’inquinamento atmosferico per cui si attende entro fine anno la sentenza della Corte europea di Giustizia sul procedimento d’infrazione contro l’Italia per violazione della Direttiva Aria. Presa nota della dismissione della centralina di rilevamento di Arese, mentre la commissione petizioni ha deciso di tenere aperte le petizioni e d’inviare delle lettere di pressione a comuni, Città Metropolitana  e Regione Lombardia.    

 

 

BRUXELLES  – “Sul consumo del suolo o sulla scomparsa dei negozi di vicinato – ha detto Marco Gasparinetti – che è stata evocata nelle petizioni, noi purtroppo non possiamo fare nulla, perché non abbiamo base giuridica per intervenire. Base giuridica per la Commissione deve essere un atto vincolante, che è una direttiva, un regolamento, una decisione. La politica generale della Commissione del 2011 non si è tradotta  in atti vincolanti”.

 

 

Per quanto riguarda invece l’inquinamento, la Commissione europea ha ben presente la situazione della Pianura Padana tant’è che vi sono due procedure d’infrazione aperte. Una delle quali davanti alla Corte europea  di Giustizia sul pm10  contro cui l’Italia ha presentato le sue controdeduzioni.

 

“La Pianura Padana – ha convenuto Gasparinetti –  è in effetti  una delle aree più inquinate dell’Unione europea e l’Italia detiene purtroppo il triste primato  del maggior numero  di morti attribuibili all’inquinamento veicolato, che sono più di 60mila morti all’anno, ossia 5mila al mese. Una strage imputabile a una serie di concause talmente numerose che occuparcene  a livello europeo di ogni singolo progetto come  quelli che sono stati  evidenziati in queste petizioni, è difficile. Vanno collocate in un  contesto. E il contesto è quello di una regione già  molto urbanizzata con livelli d’inquinamento intollerabili. La  Corte di Giustizia presto si pronuncerà. E sta alla Corte decidere  se abbiamo ragione noi  a dire che i piani di qualità dell’aria di Regione Lombardia, Veneto, Piemonte e altre sono inadeguati rispetto alla realtà della situazione. E’ chiaro che se la Corte dovesse  confermare che il piano di  qualità dell’aria di Regione Lombardia,  il cosiddetto “Pria”,  è inadeguatoanche progetti come questi dovranno essere rivisti perché è l’insieme di tutte le fonti di pm10 che crea questa situazione intollerabile. Non ce n’è una sola  purtroppo”.

 

La Pianura Padana non ha accesso al mare ed è circondata dalla catena delle Alpi e delle Prealpi. Caratteristiche peculiari per le quali il pm10 e il pm2,5 ristagnano. “È un po’ come – ha fatto il paragone Gasparinetti – essere fumatori in una stanza  in cui non ci sono  finestre o le finestre sono chiuse. In altre aree geografiche la dispersione  degli  inquinanti è facilitata dai venti  e dalla vicinanza del mare. Quindi lo stesso centro commerciale, che in altre aree geografiche, potrebbe essere assolutamente indifferente rispetto alla situazione complessiva, in una stanza con le finestre chiuse diventa a sua volta concausa di una situazione  che è già grave. Questo per dire che il contesto generale è il  contesto di una Pianura Padana che già soffre  di una situazione d’inquinamento da pm10 e da ossido d’azoto estremamente  preoccupante, di cui ci stiamo occupando  nell’ambito  delle due precedenti infrazioni ed è in questo ambito che  continueremo a vigilare, perché purtroppo non possiamo rincorrere  ogni singola  apertura di centro commerciale. Questo esula  dai nostri poteri. Andremo in udienza  presto a Lussemburgo. Ci sarà una sentenza entro la fine dell’anno. L’Italia è già stata condannata  per il pm10. A questo punto, al di là del discorso delle multe, su cui la Commissione ha aggiornato ieri   le tabelle di calcolo, l’obiettivo non è far pagare il contribuente italiano. La Commissione europea  attende quindi la sentenza della Corte europea di Giustizia per conoscere se l’Italia stia violando o meno la Direttiva Aria. L’obiettivo è che il Pria venga ripreso, rivisto completamente e che si faccia  finalmente quello che Regione Lombardia poteva fare già da molti anni  essendo ben  consapevole della gravità della situazione. A nostro parere il Pria è assolutamente inadeguato, ma l’ultima parola spetta alla Corte europea di giustizia”.

Sulla dismissione della centralina di Arese che rilevava la qualità dell’aria, Gasparinetti ha invece affermato che si tratta di un atto contrario all’allegato 5 della Direttiva Aria che proibisce la chiusura di una centralina che nel triennio  precedente abbia registrato dei superamenti. “E’ chiaramente un caso  di potenziale infrazione – ha detto Gasparinetti – di cui prendiamo  nota, perché è  un elemento  nuovo, e su questo probabilmente qualcosa potremo fare”.

 

La Commissione petizioni del Parlamento europeo ha intanto accolto la richiesta dell’eurodeputata Eleonora Evi di tenere aperte le petizioni  in virtù delle infrazioni pendenti e ha deciso di inviare delle lettere di pressione ai ministri italiani per l’ambiente e  salute, a Regione Lombardia, Città Metropolitana e ai comuni di Arese, Bollate e Cinisello Balsamo.

Ombretta T. Rinieri 

 

 

guarda il video delle audizioni con le risposte di Marco Gasparinetti della direzione ambiente Commissione europea