Ex Alfa, la metropolitana in ritardo da sessant’anni
14 Dicembre 2018 | Inserito da Ombretta T. Rinieri under Area Metropolitana, Aziende, centro commerciale Arese, Cronaca, Cultura, Cultura Locale, ex Alfa Romeo, Inchieste, Infrastrutture, Locale, Nazionale, Politica, Sindacale, Territorio, Trasporti, Viabillità |
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ADP – I trasporti sono stati e sono il punto di caduta dell’area e il segno della mancanza di attenzione sociale della politica metropolitana e regionale per il territorio del Nord-Ovest milanese
MILANO – ARESE – GARBAGNATE – Quando si decise il trasloco dell’Alfa Romeo dal Portello fu presa in considerazione l’area di Mazzo Roserio. Era il 1959. Sindaco di Milano era Virgilio Ferrari e il Portello doveva essere sgomberato dalla vecchia fabbrica perché al suo posto si voleva costruire un ampio insediamento residenziale.
In alternativa, il comune propose alla direzione dell’Alfa Romeo quel sito per la posizione vantaggiosa in termini di comunicazione con la linea tranviaria urbana, il raccordo ferroviario e le autostrade, per i comodi allacciamenti alle linee elettriche e per l’esistenza degli scarichi. Il prezzo fissato era di 1.100 lire al metro quadro. Ma Arese rilanciò a 900 lire il mq e così Iri, dirigenza e sindacato decisero che gli allora 6mila dipendenti fra impiegati e tecnici del Biscione dovessero spostarsi nella frazione aresina di Valera.
<Quelli che decidono per conto nostro – scrissero i lavoratori sul giornale “Il Portello” quando l’idea cominciò a circolare sui quotidiani – la fabbrica la vedono sì e no una volta al mese. Noi la strada per venire all’Alfa la facciamo tutte le mattine; noi dobbiamo timbrare il cartellino prima delle 8, e molti di noi prima delle 7…il cda dell’Alfa Romeo e la presidenza dell’Iri hanno deciso che i lavoratori debbano sobbarcarsi tutti i disagi derivati da un quotidiano trasferimento in provincia, in zona che è sprovvista di mezzi di comunicazione…non ci spieghiamo la necessità di andare a costruire il nuovo stabilimento in mezzo a una brughiera lontano dalla città quando si aveva a disposizione un’ampia e servitissima area nella immediata periferia di Milano>.
E’ il 1962, l’Atm ha in mente di risanare il suo deficit di bilancio di circa 5 miliardi aumentando le tariffe e tagliando i servizi autofilotranviari periferici. Preoccupati di un esborso extra per andare a lavorare e in vista del trasferimento ad Arese si mobilitano i dipendenti del Portello.
<Siamo andati in privato a esplorare le zone dove sta nascendo la nostra nuova fabbrica – raccontarono – e abbiamo percorso su e giù strade e paesi nei quali la comunità alfista si è cominciata ad inserire. E’ cominciata tra di noi una discussione su molti problemi che riguardano il trasferimento. Il dibattito è già vivo tra gli operai, nelle amministrazioni locali e tra la cittadinanza soprattutto di Arese, di Bollate, di Rho. Abbiamo sentito che il consiglio comunale di Rho ha vivacemente discusso di respingere la richiesta di autorizzare una normale ferrovia per l’Alfa che tagliasse fuori la città, che isolasse dei quartieri e limitasse lo sviluppo urbanistico. Inoltre l’arrivo di migliaia di famiglie a Rho, Bollate, Arese, Lainate eccetera porrà grossi problemi di finanziamento di opere pubbliche supplementari (scuole, strade, fognature, illuminazione ecc.). Poi chi porterà i lavoratori sul posto di lavoro? E a quali tariffe? E in quanto tempo? Qualcuno cambierà casa, andrà più vicino alla fabbrica con spese, disagi, sacrifici economici, ma molti altri vorranno restare dove sono. Forse nel 1980 la linea 4 della Metropolitana arriverà… in piazza Firenze e poi forse, chissà, si arriverà verso la periferia. Ci hanno detto i contadini del luogo che l’Alfa sta comprando terreni per costruirvi le case, i villaggi dei lavoratori. Il nostro parere è di respingere l’idea del “Villaggio di quelli dell’Alfa>….”.
Tre anni dopo, nel 1965, lo stabilimento Alfa Romeo di Arese è a pieno regime. Un dirigente particolarmente solerte nel far rispettare gli orari è sopranominato dai lavoratori “il commissario Maigret della Valera”.
<Al nostro – scrivono gli operai sul Portello – non importa niente se per le note carenze dei trasporti, i lavoratori trasferiti arrivano già ad Arese con la rabbia in corpo per le ore di sonno che hanno perso. Cosa importa a …. Se i lavoratori trasferiti sono costretti a fare la coda per venire a lavorare… a… non importa niente se sono costretti a stare delle ore davanti l’ingresso della fabbrica per aspettare (al gelo) il primo mezzo pubblico che li porti a casa…>.
“I mezzi di trasporto all’Alfa Romeo di Arese”, titola il giornale dei lavoratori nel 1969 per denunciare come i lavoratori siano costretti a correre fuori dal lavoro per prendere l’unico “torpedone” che li riporti a casa o come se ne siano dovuti tornare a piedi per non aver più ritrovato l’auto al parcheggio incustodito. <Un primo passo per uscire da questa situazione – scrivono – è quello che tutti i lavoratori sollecitino l’arrivo della linea filoviaria Atm in servizio continuo tutto il giorno fino ad Arese…(e) come prospettiva per un prossimo futuro la soluzione più determinante della metropolitana, in una sua diramazione dalla linea che dovrà congiungere Milano con Rho…”.
<Siamo giunti a una situazione insopportabile – denuncia “Il Portello” nel 1972 – la fabbrica è in continua espansione, la mano d’opera aumenta, mentre il trasporto rimane sempre il mezzo privato (macchina)…poiché molti lavoratori lavorano ad Arese e abitano a Milano, si deve iniziare a discutere con l’amministrazione comunale l’estensione della rete metropolitana nel comprensorio nord Milano. L’ipotesi va inquadrata nella strategia generale della riforma dei trasporti, almeno a livello regionale>.
Nel 1974 nasce un consorzio di comuni formato da Arese, Bollate, Garbagnate, Lainate, Limbiate, Vanzago, Nerviano, Novate, Paderno Dugnano, Saronno, Senago e Rho per risolvere fra gli altri il problema dei trasporti. L’anno successivo portano a casa la linea Garbagnate-Rho attraverso Arese e la linea Roserio-Paderno Dugnano attraverso Bollate.
Fra pochi giorni saremo nel 2019. L’Alfa Romeo non c’è più. Ai 22mila lavoratori si sono sostituite 47mila e più macchine che ogni giorno raggiungono “Il Centro”. E dopo sessant’anni aspettiamo ancora la metropolitana.
Ombretta T. Rinieri (continua)
pezzo pubblicato su “Il Notiziario” del 14 dicembre 2018 a pag. 73