Residenti, artisti e birreria non saranno sfrattati dal borgo
16 Maggio 2014 | Inserito da Ombretta T. Rinieri under Area Metropolitana, Arte, Bianca, Commercio, Cronaca, Cultura, Cultura Locale, Economia, Expo, Letteratura, Patrimonio artistico, Sociale, Territorio |
Il libro contiene importanti notizie su come la proprietà intende muoversi . E per Expo…
CASTELLAZZO DI BOLLATE – Niente sfratti a Castellazzo per i vecchi abitanti del borgo, per gli artisti, gli artigiani e le associazioni che si occupano di ambiente. Ma nessuna doppia casa per i villeggianti. Il Borgo deve essere mantenuto vivo e vitale per scongiurare che diventi un luogo pericoloso. Forse, in vista dell’Expo, verrà ristrutturata la palazzina vuota lungo la strada per affittare degli appartamenti ammobiliati. Il pub Las Vegas può continuare la sua attività ed è probabile la riapertura del ristorante “Quattro Leoni” con una nuova gestione dopo la chiusura del locale a seguito della scomparsa del vecchio gestore Piero Galli. Sono queste alcune delle importanti notizie rilasciate da Cesare Rancilio ed Ermanno Camisasca, rispettivamente presidente e segretario generale della Fondazione Augusto Rancilio nel corso delle interviste contenute nel libro presentato. Inoltre, fra le ipotesi che interessano il borgo anche l’idea di un campus universitario che si sposerebbe con le finalità culturali che la proprietà ha della Villa Arconati e di Castellazzo in generale.
La Fondazione, da quando è unica proprietaria del complesso storico artistico, usciti di scena il conte Radice Fossati e la Finarte di Francesco Micheli con cui i Rancilio erano entrati in società nel 1990, intende sfruttarne il potenziale culturale avendo da tempo abbandonato qualsiasi idea di tipo immobiliare. La visione è quella del lungo periodo perché ristrutturare la Villa in sé presenta ingenti costi: 50 milioni di euro.
La sistemazione della limonaia è costata un milione e duecentomila euro. Per fare tutte le finestre del complesso ci vorrebbero 660mila euro. Costa anche il mantenimento, sia in termini di imposizioni fiscali che di manutenzioni: tenere il borgo abitato, solo in Imu, costa alla proprietà tra i 50 e i 60mila euro all’anno. Difficili sono stati negli anni i rapporti con le amministrazioni comunali di Bollate e con le varie associazioni nonché con la soprintendenza per i vari vincoli nell’opera di restauro. Da due anni la facciata è coperta da un ponteggio per i carotaggi di colore. Lunghi i tempi per individuarne la corretta tonalità. Individuata la quale non piace a molti visitatori perché ritenuta molto accesa. Eppure è un colore che emerge dalla ricerca storica, dalle analisi e dalle campionature eseguite dall’équipe della sovrintendenza guidata dall’architetto Michela Lattanzi.
Ristrutturare la facciata (insieme a tetto e finestre di questa parte frontale) in vista di Expo comporta una spesa di oltre il milione di euro. La proprietà sta concorrendo a un bando regionale per reperirne i fondi.
“Se dovessimo riuscire ad aggiudicarci questo finanziamento – ha rivelato domenica Lorenzo Cornali, braccio destro di Ermanno Camisasca per quanto riguarda Villa Arconati – potremmo portare a termine i lavori entro sei mesi. Ma dovremmo poter partire subito”. “Altrimenti – ha chiuso Camisasca – si tira giù il ponteggio e si riparte dopo Expo”.
Ombretta T. Rinieri
(Il Notiziario – 16 maggio 2014 – pag. 45)