ARESE – La società immobiliare Aglar cederà gratuitamente ai comuni di Arese e Lainate una quota della sua proprietà nell’ex area Alfa Romeo. La stessa nella quale l’ex sindaco Gianluigi Fornaro aveva ipotizzato nel 2009 l’insediamento di un campus universitario. Gli anni sono passati e tra un commissariamento e l’altro e l’arrivo della giunta Palestra il campus è finito in soffitta e ora si parla di una “Città dell’innovazione e dello sviluppo”, che dovrebbe prendere forma con l’aiuto di Comunimprese e il coinvolgimento di Tea, la società che insieme a Euromilano sta cambiando la destinazione dell’area da industriale a commerciale, terziaria e residenziale.
L’assessore Giuseppe Augurusa agli affari per l’ex Alfa Romeo ne aveva anticipato le linee al “Notiziario” già il 12 luglio scorso. Poi il 26 dello stesso mese ha tenuto insieme al sindaco di Lainate Alberto Landonio una conferenza stampa annunciando la firma congiunta di un atto d’indirizzo per concretizzarne il progetto.
L’atto d’indirizzo di Arese e Lainate dovrebbe preludere a un protocollo d’intesa tra Comunimprese e Tea che faccia passare il progetto alla fase operativa. Roberto Imberti, il 46enne responsabile marketing e comunicazione di Euromilano (la società di progettazione che in Tea detiene un 24 per cento del capitale) entra nel merito di questa e di altre questioni.
In premessa, come si differenziano e come operano Tea ed Euromilano nell’ex Alfa Romeo?
“Tea è la società proprietaria di parte delle aree dell’ex Alfa Romeo di Arese – spiega Imberti – in particolare delle aree su cui sorgerà il centro polifunzionale e la pista di Arese. Euromilano è una società di progettazione, completamente autonoma da Tea, che ha un ruolo di progettazione e di gestione e che ha una partecipazione azionaria momentanea, perché nei progetti complessi di norma viene chiesto alla società di gestione del processo di far parte della società proprietaria dell’area. Euromilano è una società di sviluppo che opera in varie realtà. Su Arese abbiamo questo rapporto con Tea”.
Specificatamente qual è l’area di cui Tea è proprietaria?
“Quella nella zona polifunzionale, compresa tra il ‘Gardella’ e la pista”.
Quali sono le difficoltà incontrate finora insieme a Comunimprese per dar vita al progetto della Città dell’Innovazione e dello sviluppo”?
“Con Comunimprese – afferma Imberti – abbiamo condiviso un percorso di rilancio della parte produttiva e di ricerca dell’area ex Alfa in quanto rientra fra impegni e i progetti previsti dall’accordo di programma. Si tratta di una fase di sviluppo che prevede oltre il mantenimento delle produzioni esistenti una fase d’intervento per il rilancio delle attività di ricerca e del piano produttivo all’interno dell’area. Per questo stiamo cercando imprese che possano rientrare nei di cui si diceva prima e in quello della ricerca”.
L’accordo con Comunimprese trova ostacoli tali da non portare a buon fine l’accordo in tempi brevi?
“Il problema non è l’accordo con Comunimprese – precisa Imberti – ma il fatto che tutte le decisioni vanno assunte innanzitutto con i comuni andando successivamente a ricercare gli operatori. Nel senso che ipotizzare e prevedere nuovi insediamenti produttivi in sede di ricerca, trovare chi si vuole insediare con attività produttive, industriali e di ricerca è purtroppo meno semplice. Oggi è difficilissimo trovare capacità d’insediamento nei settori della moda, del design, dell’automotive e della ricerca scientifica. Questo è il tema. Non l’accordo con Comunimprese”.
Trovare le imprese per l’insediamento non è compito Comunimprese?
“E’ una decisione dei comuni. Non nostra. Nel senso che Comunimprese è una società formata dai comuni dell’area più delle società private di cui noi non facciamo parte. E’ un centro di analisi sulle esigenze del territorio che mantiene giustamente un suo ruolo. Noi lo condividiamo, rispetto alla capacità di funzionamento d’ insediamento nell’area di una riqualificazione produttiva terziaria e di ricerca legata a più settori che vanno dalla moda al design all’automotive alla ricerca alla scienza. Ovviamente non esiste un ambito certo perché non esiste già una destinazione purtroppo definita. E’ un percorso che verrà nei prossimi mesi. Se i comuni ritengono che sia Comunimpresa lo strumento da percorrere noi non abbiamo alcun problema, anzi riteniamo sia un ente capace e funzionale, ma la scelta d’investimento la dovranno prendere i comuni, perché le quote di finanziamento previste per la reindustrializzazione di quell’area dal punto di vista terziario e produttivo, non industriale semplice, sono quote messe a disposizione dai comuni. Non messe a disposizione di Tea. Quindi Arese e Lainate dovranno decidere un percorso per cui potranno utilizzare nuove imprese. Comunimpresa si pone come interlocutore e facilitatore di un’azione tra i comuni e l’area e sono i comuni che devono decidere.
Le eventuali società che dovrebbero insediarsi nell’area si insedierebbero su parte della proprietà di Tea o di altre società?
“In questo caso tutte le aree sono di proprietà legate al gruppo Tea (Aglar, ndr), ma a oggi non esiste un’azienda che abbia fatto richiesta di insediarsi su quell’area, perché non esiste un progetto complessivo d’insediamento, non esiste un piano volumetrico, non esiste un piano strategico e non esiste una funzione coordinata d’insediamento funzionale. Esistono dei percorsi e dei progetti che prevedono in 28mila metri quadrati una capacità di finanziamento pubblico-privato, ma non vi sono in questo momento le aziende. Sono state espresse alcune disponibilità ma queste devono poi trasformarsi in un’attività produttiva. Le aziende non nascono il giorno dopo. Bisogna abbattere i volumi, le strutture, progettare l’insediamento”.
Non è chiaro se i contatti tra Comunimpresa e Tea per arrivare a un accordo sono in corso o no…
“Non è Tea e Comunimpresa che siglano l’accordo. Tea e Comunimprese hanno condiviso un documento che prevede un percorso definito. Dopodiché la scelta di attuare il percorso perché questo diventi la cabina di regia per l’insediamento delle aziende e per l’utilizzo dei fondi pubblici messi a disposizione dal privato è dei comuni”.
Comunimprese ha aperto un sito nel quale fra l’altro pubblicizza su Arese la Città dell’innovazione e dello sviluppo. Cos’è questo progetto? E’ reale o siamo nel campo del pur parlé?
“Si tratta di un percorso interessante, ben fatto, ma di un percorso. Come dicevo, non esiste un progetto urbanistico di realizzazione e di attuazione. Esiste un percorso che prevede che all’interno dell’accordo di programma vengano realizzati alcuni volumi nella misura di 28mila mq legati alla ricerca, all’innovazione, al produttivo, al terziario per il rilancio di quell’area . Su questa ipotesi Comunimprese ha contattato alcune aziende e ha un percorso che noi riteniamo interessante tant’è che ne abbiamo convenuto anche per lettera, ma abbiamo anche detto che senza l’apporto dei comuni di Arese e Lainate, senza il ruolo che i comuni intenderanno far svolgere a Comunimprese, che è una loro società, non nostra, non può esserci un percorso. Se Arese vuole delle date, ragioni con Comunimprese, e assieme cercheremo di costruire questo percorso d’insediamento”.
Chi materialmente dovrebbe finanziare questo percorso?
“Una parte con i fondi dell’adp e una parte le imprese che verranno a insediarsi. Così come quando costruiremo le case vi sarà chi le compra, così come quando si costruiscono le aree produttive vi sarà chi le compra, o le affitta”.
Ombretta T. Rinieri
versione completa dell’articolo pubblicato su “Il Notiziario” del 30 agosto 2013 – pag. 57