CASTELLAZZO DI BOLLATE – Nell’ambito delle iniziative territoriali in calendario per il Polo culturale “Insieme Groane“, si è aperta il 1° di questo mese la 32esima edizione del “Maggio Castellazzese” dedicata all’antico borgo di Castellazzo che, noto soprattutto ai più per Villa Arconati e il Santuario della Fametta, ha in realtà un cuore pulsante nell’antica chiesetta parrocchiale di San Guglielmo e nel carisma dei suoi Padri Betharramiti, Egidio Zoia ed Ennio Bianchi.
La Congregazione dei Padri Betharramiti è stata fondata da San Michele Garicoits, un sacerdote nato il 15 aprile 1797 nel piccolo villaggio di Ibarre, sul versante francese dei Pirenei, da una famiglia di umili condizioni. Fin da piccolo mostra una profonda spiritualità e per poter accedere agli studi ecclesiastici lavorerà via via come guardiano di pecore, sguattero, domestico e sacrestano. Divenuto sacerdote nel 1823 Michele inizia il suo cammino di pastore nella cittadina di Cambo dove riesce nel giro di due anni, con il proprio carisma, a trasformare la comunità parrocchiale del posto, notoriamente anticlericale, in fervente cristiana.
Alla fine del 1825 Michele è inviato dal suo vescovo a reggere il seminario di Bétharram, una località nella valle del Gave, a pochi chilometri da Lourdes, nota per il Santuario della Madonna di Bétharram quale fra i più celebri centri mariani di Francia. Quando Michele arriva a Bétharram, il seminario sta attraversando una crisi che aveva portato a una decadenza della serietà negli studi e nella vita spirituale. Anche qui, come a Cambo, il carisma di Michele, che insegna filosofia e teologia, si fa sentire e in poco tempo i seminaristi riscoprono la devozione eucaristica e mariana.
In quegli anni il cristianesimo in Francia attraversava era in decadenza a seguito della Rivoluzione giacobina. Quando il seminario fu trasferito a Bayonne, dopo un periodo di introspezione, Michele decide nel 1835 di organizzare il cosiddetto “campo volante” costituito da un gruppo di sacerdoti “speciali” con il compito primario di riportare l’evangelizzazione fra le genti, sempre pronti a recarsi ovunque fossero chiamati e soprattutto dove gli altri si rifiutavano di andare.
La statua del Sacro Cuore
nella chiesetta San Guglielmo
di Castellazzo
La Congregazione dei “Preti del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram” vede la luce il 9 settembre 1941 per opera del vescovo di Bayonne e ad essa Michele dedicherà tutte le sue forze, fino al termine della sua vita, il 14 maggio 1963. Sarà beatificato il 10 maggio 1923 da Pio XI e dichiarato santo il 6 luglio 1947 da Pio XII per aver praticato le virtù della carità, dell’umiltà, della dolcezza, dell’obbedienza e della dedizione, imitando Gesù.
San Paolo diceva che la santità dipende dalla carità, che è il fine dei carismi, ossia avere grandi carismi non serve a nulla se non si vive nella carità. Laddove per carità si intende l’amore disinteressato per gli altri. Nella Francia post-rivoluzionaria, i Padri Betharramiti aprirono scuole e andarono in missione prima in America Latina e poi nel resto del mondo operando nel mondo e con le genti.
Ombretta T. Rinieri