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Soldi agli operai dell’ex Alfa, purché firmino la rinuncia a qualsiasi pretesa su quell’area

 ARESE – Entro due anni nell’ex Alfa Romeo arriverà il centro commerciale. Arriveranno migliaia di posti di lavoro. Ma non ce ne sarà nemmeno uno per gli ex alfisti, licenziati ingiustamente un anno e mezzo fa da Innova Service e rimasti sulla strada senza nemmeno gli ammortizzatori sociali, nonostante la causa vinta al Tribunale di Milano che ne aveva imposto il reintegro. Semplicemente Innova, che aveva l’appalto di Abp (cui gli alfisti sono legati in virtù dell’accordo di programma del 2003) ha cessato l’attività e loro sono rimasti senza lavoro e ammortizzatori sociali. A dicembre, quando venne approvato il nuovo adp, si disse che presto per loro ci sarebbe stata una soluzione, ma certo nessuno poteva immaginare che proprio coloro che per anni hanno lottato per il proprio posto di lavoro, adattandosi a svolgere i mestieri più umili rispetto alla loro iniziale specializzazione, che con la loro presenza hanno presidiato il territorio e denunciato la presenza della ‘ndrangheta, venissero esclusi dal ricollocamento sull’area.

cobas-camioncinoI colloqui, individuali, sono iniziati il 25 gennaio scorso e si svolgono all’Arifl (agenzia regionale per l’impiego e la formazione lavoro ) con il Comune di Arese. Ai lavoratori ancora lontani dalla pensione viene proposto un sostegno al reddito per un periodo massimo di un anno e l’aiuto in questo periodo alla ricerca di un impiego a tempo indeterminato attraverso una società specializzata nel reimpiego. Si parla di 15mila euro entro 90 giorni, di altri 7,5 qualora la disoccupazione si protragga oltre i 180 giorni, di altri 5mila oltre i 270 giorni e infine di 2,5 se il lavoro non è stato trovato entro i 360 giorni. Ai lavoratori con i requisiti pensionabili maturabili entro il 31 dicembre 2015, verranno invece dati 45mila euro lordi per andare in pensione. Infine un una tantum di 25mila euro per coloro che non dovessero accettare la prima proposta e non sono pensionabili.

I lavoratori hanno tempo sette giorni per aderire, ma devono rinunciare “a qualsivoglia diritto, pretesa o domanda, di qualsiasi natura e per ogni possibile ragione, in qualsivoglia sede, ancorché giudiziale, nei confronti della società Canova 2007 spa nonché di tutte le ditte del Gruppo e/o comunque controllate e/o collegate e/o partecipate, e quindi, a mero titolo esemplificativo e non esasustivo, nei confronti della società Particom Uno, Aglar, Eco & Power Ambrosiana, Iper Montebello, Tea Nonché Euromilano de delle società controllate e/o collegate e/o partecipate dalla medesima e di qualsiasi altra società o soggetto terzo comunque coinvolto a qualsiasi titolo nel progetto relativo al nuovo insediamento sulle aree ove erano precedentemente insediati gli stabilimenti Fiat-Alfa Romeo di Arese e/o comunque nell’acquisto e nell’utilizzo delle aree medesime, fatti salvi eventuali contenziosi giudiziari in corso alla data di adesione alla proposta con soggetti terzi rispetto alle società” indicate e a quelle da esse controllate, collegate e partecipate. Non è tutto. La proposta è sospensivamente condizionata al definitivo accoglimento dell’istanza di Tea per la realizzazione del nuovo insediamento nella parte aresina dell’ex Alfa Romeo nonché al rilascio definitivo delle autorizzazioni e dei permessi a costruire.

La reazione dello Slai Cobas non si è fatta attendere. Sabato, in delegazione con cinquanta lavoratori, ha incontrato Niki Vendola, di passaggio a Milano per la campagna elettorale, incassandone il sostegno pieno nonostante per Sel sia candidato al Senato Roberto Imberti, fra gli stretti collaboratori di Alessandro Pasquarelli di Euromilano. E già mercoledì 30 novembre, il coordinamento nazionale del partito emetteva un comunicato stampa in cui, ritenendo la proposta insufficiente a dare agli ex alfisti reali possibilità di rioccupazione, chiedeva alla commissaria Pavone l’apertura di un reale tavolo di trattative e il dilaziona mento del termine ultimativo dei sette giorni in quanto “non ragionevole lasciare dei lavoratori in mezzo a una strada quando nell’area si favoleggia di migliaia di posti di lavoro che si renderebbero disponibili nel nuovo triennio”. E dopo aver denunciato il fatto che la proposta “sembra far parte di un’intesa più complessiva incomprensibilmente secretata” (infatti pur chiedendole formalmente nessuno riesce ad avere le carte,ndr), Sel chiede ai proprietari dell’area, molto vicini alla sinistra, “un serio sforzo di responsabilità sociale d’impresa.

O.T.R.

(Il Notiziario 1 febbraio 2013 – pag.64)