Più concretezza per lavoratori ed economia da case e centro commerciale

Giuseppe Bettinardi
“In questo periodo – ha esordito – ho sentito dichiarazioni di buone intenzioni. Eco progetti, o meglio eco sogni, privi di sostanza e concretezza. Voglio ricordare che chi si candida alla guida del comune o deve rappresentare la comunità deve mettersi in carico in prima persona i problemi derivanti dalla grande e profonda crisi che ha colpito l’industria nel nostro territorio e non richiamarsi a un populismo partecipativo e improduttivo che ha l’alibi in dichiarazioni velleitarie e soluzioni irraggiungibili”.
Dopo l’incip, la dura bacchettata è proseguita. “E’ necessario dare spazio a nuovi progetti che possono nuovamente stupire e valorizzare il territorio nella condizione di uomini liberi, e non condizionati da ideologie o dalla propria presunzione, per poter esprimere liberamente il proprio pensiero e le proprie valutazioni nelle varie sedi istituzionali nell’interesse della collettività”. Rimarcata dalle buone intenzioni e dalla lungimiranza per un futuro fulgido del territorio: “Con questo atto, non si intende favorire uno sviluppo distorto che non tenga conto dell’impatto ambientale (e già due negazioni di seguito in grammatica stanno a significare un’affermazione, ndr) , che non armonizzi le esigenze di sviluppo e occupazione con la difesa del territorio”.
Per avvalorare la bontà dell’adp, Bettinardi ha citato nel suo intervento il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi: “Il diritto al lavoro va tutelato e promosso senza lasciare nulla di intentato. Con questa frase il cardinale Tettamanzi esortò nel 2004 le istituzioni a intervenire con operosità per ridare serenità alle persone e alle famiglie coinvolte nella crisi. Un pensiero che racchiude tutta la drammaticità della situazione che si é delineata con questa profonda crisi economica industriale e sociale”.
Perciò come non cogliere la sfida di Tettamanzi? “L’ex Alfa Romeo – ha proseguito Bettinardi – é una delle aree che costituisce uno straordinaria opportunità per realizzare un intervento di qualità nella regione urbana milanese. Per questo il progetto esecutivo terrà conto degli aspetti sociali, culturali, ambientali ed economici della realtà locale e delle potenzialità del territorio in una prospettiva provinciale, regionale, nazionale ma anche internazionale con Expo 2015”.
Insomma, a detta del consigliere Udc è inutile sognare e sperare in una reindustrializzazione dell’area. Bisogna prendere coscienza della dura realtà. “Dopo che il tessuto delle grandi fabbriche siderurgiche e meccaniche è stato sostanzialmente dismesso- ha detto convinto – il nord ovest milanese si è trovato ad affrontare le sfide aperte alla transizione verso l’economia post industriale, potendo contare su numerosi punti di forza. L’eccezionale disponibilità di aree di trasformazione, la forte integrazione con Milano, la buona accessibilità, la forte cultura del lavoro, del personale di alta qualità e un tessuto ricco di piccole e medie imprese. La riqualificazione dell’area passa necessariamente per un processo di riqualificazione e ricucitura di ingenti risorse territoriali e ambientali fino a oggi negate alla fruizione dei cittadini”.
Perciò un mix funzionale nel quale “gli aspetti commerciali, di formazione, di diffusione culturale, intrattenimento e svago per i cittadini non devono essere separati da quelli produttivi”. Del resto non sarebbe la prima volta che il territorio subisca le scelte economiche dei privati investitori. Guardando al passato, Bettinardi ha ricordato come “l’accettazione delle fabbriche portò la città dei recinti chiusi e impenetrabili rendendo estranea una gran parte del territorio alla vita della comunità locale. Obiettivo di fondo della variante è quindi la necessità di riannodare la relazione fra le grandi aree intercluse nei recinti e la nostra città. La variante proposta è l’esito di un lavoro interdisciplinare che ha consentito di affrontare le questioni riguardanti l’organizzazione dello spazio in stretta relazione con le questioni di sostenibilità economica, di fattibilità tecnica, di prospettiva strategica. E’ un atto dovuto, un’occasione che non possiamo perdere”.
Ombretta T. Rinieri
(continua)