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Il Ccsa presenta il suo piano per risanare i conti in rosso

(Flashback-Ccsa: “La Prealpina” – 11 maggio 2005)

 

ARESE – Con i suoi due chilometri quadrati di impianti sportivi immersi nel verde, il centro sportivo comunale “Davide Ancillotto” è unico sul territorio. A gestirlo fin dal 1968 in forma polisportiva l’associazione Ccsa, Centro culturale sportivo aresino. Dopo tutti questi anni, il centro sportivo e il Ccsa sono un connubio inscindibile. Al “Cc”, come è soprannominato, gli aresini non fanno solo sport, ma stringono legami, si incontrano, passeggiano, portano i bambini in bicicletta, amano stare anche solo seduti su una panchina.
C’era quindi il cuore e la mente degli aresini giovedì scorso in auditorium a seguire il consiglio comunale sui conti in rosso del Ccsa voluto dall’opposizione di centrosinistra su segnalazione della consigliera di maggioranza Ippolita Papagno (Udc).
Il cuore in affanno e la mente in difficoltà nel comprendere a fondo tutt’i passaggi, a causa delle accuse incrociate tra i due schieramenti sulle corresponsabilità reciproche per i mancati investimenti strutturali da parte delle amministrazioni comunali passate e presenti, che non ammodernando gli impianti li hanno resi nel tempo poco attraenti per i soci e utenti e che si sono con le convenzioni defilate economicamente, riducendo il contributo pubblico da 350 milioni di lire del 1993 ai 51mila euro (100 milioni di lire) del 2004 a fronte di un aumento di costi fissi per acqua, riscaldamento ed energia elettrica.
Stando a quanto emerso, non sarebbero poi mancati errori anche da parte del Ccsa, il quale alle prime avvisaglie negative invece di procedere a tagliare i comparti meno redditizi ha cercato di barcamenarsi nel tentativo di continuare a erogare il servizio a tutta l’utenza. Anche se, come è emerso sia dalla relazione del sindaco Gino Perferi sia da quella del presidente dell’associazione Roberto Ferrari, il Ccsa ha puntualmente informato il comune sulle nuove difficoltà che andava incontrando. Soprattutto dopo il passaggio sotto la Gesem, chiudendo il bilancio 2002/2003 con un passivo di 48mila euro e quello 2003/2004 in rosso per 248mila euro.
“Negli ultimi anni si è allargata la forbice tra ricavi e costi – ha detto Ferrari – che in una certa misura sono aumentati per gli effetti inflattivi delle spese energetiche e per la manutenzione ordinaria di alcune struttura obsolete. Forse non dovevamo firmare le convenzioni, lasciando dei ragazzi senza attività. Ma non potevamo interrompere le stagioni sportive. Abbiamo comunque fatto delle riduzioni eliminando consulenze”.
Del resto, gli investimenti preventivati dall’Amministrazione per l’ammodernamento delle strutture come ammesso dall’assessore allo sport Carlo Giudici, sono stati invece spesi per adeguarle alle leggi 46/90 e 626. “Noi speravamo – ha continuato Ferrari – di poter costruire una piccola piscina all’aperto, almeno per i bambini, un centro fitness, un centro di medicina sportiva. Con due miliardi e mezzo potevamo farcela e avremmo chiuso in utile. Ma non è stato possibile”.
Il Ccsa, attraverso una lettera d’intenti, si è comunque impegnato a far fronte alla copertura delle rate scadute per i servizi e le forniture per complessivi 152mila euro, prevedendo un piano di pagamento con le seguenti date: 30 aprile 2005 (già versati 10mila euro), 20 maggio, 30 maggio, 30 giugno, 30 luglio, 31 agosto 2005 (data di scadenza della convenzione). Dal primo settembre 2005 la gestione del centro sportivo passerà a una fondazione nella quale dovrebbe confluire anche il Ccsa.
Ombretta T. Rinieri