Afghanistan: scoop senza precedenti di Wikileaks
5 Agosto 2010 | Inserito da Ombretta T. Rinieri under Allarmi, Estera, Informazione, Politica |
Sono 92 mila i documenti riservati del Pentagono sui sei anni di guerra degli Stati Uniti in Afghanistan, diffusi dal sito internet Wikileaks.org. Uno scoop eccezionale, che mette in luce il peggio compiuto dall’esercito a stelle e strisce in questa guerra senza fine e che il portale, creato appositamente per pubblicare documenti riservati, ha consegnato al New York Times in Usa, al Guardian in Gran Bretagna e al Der Spiegel in Germania. Rapporti scottanti che potrebbero contenere “le prove di crimini di guerra”: dalle morti di civili di cui non si è mai saputo nulla, all’esistenza di un’unità segreta incaricata di “uccidere o catturare” ogni talebano senza alcun processo; dai droni “Reaper” telecomandati a distanza da una base del Nevada al doppio gioco dei servizi segreti pakistani (Isi) che alleati degli Usa, aiuterebbero i talebani. Dalla miriade di documenti top secret svelati emerge un’immagine devastante di quello che è effettivamente successo in Afghanistan e una amara considerazione finale: “Dopo aver speso 300 miliardi di dollari in Afghanistan, i talebani sono più forti ora di quanto non lo fossero nel 2001”. La Casa Bianca è a dir poco imbufalita per la fuga di notizie. Nel condannare con forza la pubblicazione del materiale riservato, il consigliere per la sicurezza nazionale, il generale James Jones, ha tuonato che queste informazioni “possono mettere a rischio la vita degli americani e dei nostri alleati, e minacciare la nostra sicurezza nazionale”. Indispettito anche l’ambasciatore del Pakistan negli Stati Uniti, Husain Haqqani, che ha definito “irresponsabile” la pubblicazione del materiale. Tutt’altro che pentito dello scoop il fondatore di Wikileaks, l’australiano Julien Assange. In una conferenza stampa a Londra Assange ha difeso la sua scelta di diffondere i rapporti segreti che, dice, “fanno emergere il vero squallore della guerra, e permettono alla gente di decidere se continuare a sostenerla oppure no”. “Grazie a questi documenti – aggiunge Assange – è possibile farsi un’idea più precisa di cosa sta succedendo in Afghanistan ed è giusto che la gente lo sappia”. L’ideatore del sito che dal 2006 cerca e pubblica documenti riservati, ribadisce che tra le carte “potrebbero esserci prove di crimini di guerra” e ci tiene a sottolineare che lo scoop non farà correre alcun rischio “dal punto di vista operativo” alle truppe stanziate a Kabul e dintorni. Assange ha difeso con forza la veridicità del materiale diffuso che, non è da mettere “in dubbio” ma, aggiunge, “esattamente come si fa con un’altra fonte bisogna leggere i rapporti con buon senso. Che vuol dire non chiudere gli occhi”. Quanto alla dura reazione della Casa Bianca alla imponente pubblicazione di documenti riservati, Assange, 39enne e con un passato da hacker, ha infine voluto sottolineare che “il buon giornalismo non si appiattisce”, mentre “è compito del buon giornalismo puntare l’indice sugli abusi di potere e quando gli abusi del potere sono messi all’indice, c’è sempre una reazione contraria”. Fino ad oggi il colpo più rumoroso di Wikileaks era stata la pubblicazione, nello scorso aprile, di un filmato che mostrava l’attacco di un elicottero Apache a Baghdad nel 2007, in cui una decina di civili e un fotografo della agenzia Reuters erano rimasti uccisi. Qualche mese prima su Wikileaks erano finiti gli sms inviati durante l’attacco alle Torri Gemelli di New York. Un muro del pianto, tra addii e allarmi, che aveva sbattuto il sito in prima pagina su tutti i giornali del mondo.
Da ‘Informa’ L’Agenda del Giornalista 27 luglio 2010